Il progetto del Centro di Accoglienza della Riserva Naturale Speciale di Valle Andona, Valle Botto e Valle Grande.

L’Ente Parchi  Astigiani, con il sostegno dell’Assessorato Regionale alle Politiche Territoriali  e dell’ Assessorato Provinciale dell’Ambiente, ha avviato il progetto del Centro di Accoglienza della Riserva Naturale Speciale di Valle Andona, Valle Botto e Valle Grande, riserva particolarmente importante per la valenza paleontologica, elemento fortemente caratterizzante per il territorio astigiano.

All’interno dell’area protetta  è infatti stato realizzato, in fase di ultimazione, un centro di accoglienza per la fruizione, composto da una sala ricettiva, da un bookshop, da un locale bar e da un blocco sevizi a disposizione dei turisti oltre a quello del personale, con relativo spogliatoio.

Il progetto architettonico intende conferire alla struttura gli aspetti peculiari delle campagne astigiane: copertura in legno e struttura in mattoni crudi pressati e stabilizzati con cemento, ideale proseguimento del corso di formazione sul recupero degli edifici in terra cruda, realizzato nel 2007 proprio a Valleandona e organizzato dalla Provincia di Asti e dall’Ente Parchi  Astigiani.

In accordo con le scuole è stato, infatti, realizzato il progetto “CANTIERE SCUOLA” .

Le finalità di tale intervento sono state:

1.Investire i soldi del finanziamento per un’area pubblica, portando un valore aggiunto all’investimento costituito dalla possibilità di offrire alle scuole e ad artigiani la possibilità di imparare tecniche costruttive autoctone ormai in disuso;

2.Verificare, monitorando annualmente, come la tipologia costruttiva si comporta nel tempo, sia a livello di richiesta di manutenzione sia  a livello di risparmio energetico.

Si è pensato di realizzare un tipo di struttura lignea con tamponamento in blocchi di terra compressa stabilizzata (B.T.C.S.) tecnica sviluppata dal prof. Mattone per i paesi in via di sviluppo. La terra di scavo per realizzare la platea è stata interamente utilizzata per la creazione dei mattoni. Tale terra è stata analizzata dal Politecnico di Torino fornendo risultati positivi per il suo utilizzo. Il mattone pressato è stato realizzato mettendo un impasto di terra umida all’interno di uno stampo, successivamente compattato mediante l’impiego di una pressa. Rispetto alla più tradizionale tecnica del MON CRU (mattone crudo) maggiormente diffusa sul territorio oggetto di intervento, l’adozione della compattazione e della regolarità di forma rappresenta un importante contributo alla qualità del costruito. I requisiti prestazionali richiesti oggi dalle murature, in particolare le prestazioni meccaniche e la durabilità all’acqua, possono inoltre essere incrementati attraverso l’aggiunta di stabilizzante in piccole percentuali (cemento, nel caso specifico).

Il fabbricato è collocato sul naturale declivio del terreno senza creare modifiche delle sezioni naturali del terreno. La tipologia costruttiva ripropone sistemi autoctoni propri della frazione, in particolare legno e mattone crudo garantendo quei parametri di lettura di qualità e criticità paesaggistiche quali il riconoscimento di caratteri\elementi peculiari e, naturali e antropici, storici, culturali, simbolici che costituiscono ormai valore di “rarità”, senza dimenticare che il Piemonte vanta, insieme alla Sardegna, uno dei patrimoni storico-architettonici in terra cruda più consistente e ricco d’Italia.

Nella ricerca e nel recupero del sapere s’inserisce quindi in modo armonico l’utilizzo della tecnica del mattone crudo pressato e stabilizzato, per la costruzione del centro di ricettività turistica. L’uso di questa tecnica del passato reinterpretata in chiave moderna, ecologicamente compatibile, rinsalda il legame con le tradizioni e con il luogo. Con la riscoperta della terra cruda ai fini costruttivi non solo si aumenta la conoscenza del patrimonio culturale preesistente nelle zone dell’astigiano, ma si fortifica il meccanismo di presa di coscienza sia verso la conservazione dei manufatti che verso l’utilizzo di pratiche bio-compatibili e sostenibili a livello ambientale, al fine di identificare il territorio quale patrimonio di eccellenza.

Il Museo resterà chiuso
i giorni 24, 25, 26, 31 dicembre
e il 1° gennaio