Museo Paleontologico: alla scoperta dei fossili viventi


Museo Paleontologico: alla scoperta dei fossili viventi

Venerdì 30 agosto si inaugura ad Asti la mostra con esemplari rari e curiosi

Dopo accurate ricerche e una lunga preparazione, il Museo Paleontologico di Asti è pronto a inaugurare la mostra “Fossili viventi: le creature che il tempo ha dimenticato” per mostrare un piccolo spaccato della straordinaria storia della vita sul nostro pianeta attraverso alcune specie animali e vegetali comparse molto prima dell’uomo.
Taglio del nastro venerdì 30 agosto, alle 18, nelle Aule Didattiche di Palazzo del Michelerio (ingresso libero).
La mostra è proposta da Parco Paleontologico Astigiano e Distretto Paleontologico dell’Astigiano e del Monferrato con Museo dei fossili, Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino, Comune di Asti, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, Centro di educazione ambientale WWF – Villa Paolina. Coordinamento scientifico di Graziano Delmastro e Piero Damarco.
Ma cosa sono i fossili viventi? Il primo a definirli così fu Charles Darwin per indicare specie, animali e vegetali, che presentano caratteri morfologici primitivi e soggette probabilmente a un processo evolutivo molto lento relativamente a condizioni ambientali stabili e poco predisposte a cambiamenti. “Alcune di queste specie – spiegano al Parco Paleontologico – si pensavano addirittura estinte: il paradosso è stato trovare prima i fossili che l’organismo in vita. Tali forme presentano caratteri ‘primitivi’ ma sono riuscite a resistere, quasi immutate per milioni di anni fino ai giorni nostri, a differenza di molti altri organismi che invece sono cambiati nell’aspetto, in modo sostanziale, oppure si sono estinti del tutto”.
In visione, nella mostra, organismi viventi o riprodotti di cui si tracciano descrizione, evoluzione, distribuzione e anche numerose curiosità. Per esempio le specie più antiche dei Limuli, i cosiddetti “granchi a ferro di cavallo”, sono comparse 400 milioni di anni fa, mentre quelle attuali derivano, quasi immutate, da forme del Miocene (20 milioni di anni fa). Oggi i Limuli sono diffusi principalmente nei fondali marini tropicali del Nord e Centro America e dell’Indonesia.
Ma l’anagrafe dei fossili viventi registra organismi con età ancora precedenti: i Brachiopodi (apparsi 540 milioni di anni fa) sono una presenza ricorrente nelle sabbie astiane che raccontano l’antico Mare Padano; alcune forme ricordano curiosamente le antiche lampade a olio romane.
Il Nautilus (520 milioni di anni fa), creduto estinto, si è fatto ritrovare in vita nel 1829: mollusco marino tra i più evoluti, vive tra gli Oceani Indiano e Pacifico. Fu Aristotele il primo a dargli questo nome nell’ “Historia Animalium”: denominazione che dovette piacere molto a Jules Verne che, in “Ventimila leghe sotto i mari”, la affibbiò al battello sottomarino di Capitan Nemo.
Anche il Celacanto, pesce osseo capace di raggiungere 2 metri di lunghezza e 90 chili di peso, è stato considerato estinto circa 70 milioni di anni fa. A dispetto delle convinzioni scientifiche, il 22 dicembre 1938 fu però osservato nuotare al largo delle Coste del Sud Africa, in acque mutate probabilmente pochissimo durante le ultime ere geologiche.
Altre scoperte, nella mostra sui fossili viventi, si potranno fare sulle Felci: alcune forme sono inserite nella Lista Rossa IUCN delle specie in via di estinzione, così come sotto protezione sono i Poriferi (le più conosciute spugne), di cui è vietata la pesca e che contribuiscono alla nitidezza delle acque, in alcuni casi anche dolci.
Non mancano il Coccodrillo, il rettile “corazzato” comparso circa 90 milioni di anni fa principalmente sulla terraferma, con capacità vocali che spaziano dai sibili ai ruggiti soprattutto nella stagione degli amori, e la Wollemia nobilis, albero vissuto nello stesso periodo, cioè al tempo dei dinosauri, e riscoperto nel 1994 a nord di Sidney. Oggi il luogo in cui ancora resistono, allo stato selvatico, i cento esemplari della pianta viene tenuto segreto per non comprometterne la sopravvivenza.
Tra le creature di cui si parla nella mostra non potevano mancare l’Isognomon, il “fossile guida” dell’Astigiano, e la Zelkova, pianta simile all’olmo ritrovata nei sedimenti delle colline di Valmanera d’Asti, Castello di Annone, Cerro Tanaro e Villafranca.
Molte altre scoperte si potranno fare al Museo dei fossili nel lungo periodo in cui l’esposizione resterà aperta (fino alla fine dell’anno scolastico 2019/2020).
Sabato 31 agosto la mostra sarà ad accesso gratuito. Successivamente il biglietto (5 euro) comprenderà la visita a Museo dei fossili e Acquario preistorico. Ingressi da lunedì a venerdì ore 11-17; sabato, domenica e festivi: 11-18 (chiuso il martedì).

Nelle immagini: la locandina della mostra; fossile di Celacanto (150 milioni di anni fa) e ricostruzione di Celacanto attuale

Fossile di Celacanto
Ricostruzione di Celacanto attuale