Il Villafranchiano: quando la terra emerse dal mare


Work In Progress

DEPOSITI MARINI E CONTINENTALI

In Geologia e Paleontologia quando si parla di rocce e fossili è molto importante distinguere due grandi contesti: marino e continentale (o “terrestre”).

Le rocce fossilifere più comuni sono generalmente d’origine marina, dato che in questi ambienti domina la sedimentazione, processo chiave per la formazione dei fossili  tramite il seppellimento di resti di organismi.
Al contrario, gli ambienti terrestri sono soggetti principalmente ad attività erosiva, rendendo rocce sedimentarie e fossili terrestri molto più rari.
Per questi motivi la scoperta di depositi continentali con fossili ben conservati attira da sempre l’attenzione dei Paleontologi… come successo a Villafranca d’Asti.

LA FERROVIA TORINO-GENOVA

Nel 1845 il Governo sabaudo avviò i lavori per la costruzione di un’importante linea ferroviaria a doppio binario, lunga 169 km, con lo scopo di collegare le città di Torino e Genova.
Tra il 1849 e il 1850 i lavori raggiunsero la provincia di Asti, e oltre a vari problemi ingegneristici  (come la ripida pendenza del 2,6% considerata impossibile da superare per le tipiche locomotive dell’epoca), dalle colline tra Dusino e Villafranca d’Asti iniziarono ad emergere fossili di animali terrestri: il primo scheletro ad essere rinvenuto fu quello di un mastodonte.

MASTODONTI? ELEFANTI? MAMMUT?
“Mastodonte” è il nome comune utilizzato per indicare qualsiasi forma di proboscidato preistorico, ma questo può creare un po’ di confusione.
I proboscidati attuali, ovvero gli elefanti, sono divisi in “elefanti africani” e “elefanti asiatici”. A questi possiamo aggiungere il Mammut lanoso,  Mammuthus primigenus, sopravvissuto fino al 4000 A.C. e strettamente imparentato con gli elefanti asiatici tanto che possiamo chiamarlo anche elefante lanoso.

Attenti però a non confondervi con il “mammut americano”, Mammut americanum trattrandosi del vero e proprio mastodonte.

CHI SONO I MASTODONTI?
Il nome “Mastodonte” venne coniato da George Cuvier unendo le parole μαστός (mastós), che significa “mammella”, e ὀδούς (odoús), “dente” per descrivere la particolare dentatura di proboscidati estinti, cugini dei mammuth e degli attuali elefanti.
Lo scheletro ritrovato a Dusino appartiene ad un Ananco (Anancus arvernensis), un mastodonte dalle zanne lunghe (fino a 4 metri) e prive di curvatura (da cui il nome dell’animale). Aveva dimensioni paragonabili a quelle del odierno elefante africano, ma a differenza di quest’ultimo prediligeva ambienti forestali o palustri dove si nutriva di foglie morbide e vegetazione poco coriacea.
Quando gli ambienti forestali si ridussero per via del raffreddamento tra Pliocene e Pleistocene, ovvero nel Villafranchiano, gli Anancus lasciarono spazio a specie più adatte ad ambienti di prateria fredda e capaci di nutrirsi di vegetazione erbacea-arbustiva più coriacea.

IL GEOLOGO E POLITICO DEL VILLAFRANCHIANO

L’importanza delle rocce fossilifere di Villafranca venne riconosciuta molto rapidamente da Lorenzo Pareto, importante politico del Risorgimento Italiano ricordato inoltre tra i padri fondatori della Geologia e Cartografia geologica italiana per l’instancabile attività di ricerca condotta dalla cima degli appennini liguri sino alla pianura padana.
Pareto coniò il termine “Villafranchiano” per descrivere il passaggio Plio-Pleistocene e la ricchezza faunistica rivenuta tra le colline locali.

LA FAUNA DEL VILLAFRANCHIANO

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Lo scheletro fossile di capodoglio, unico al mondo, visitabile fino a settembre al museo dei Fossili di Asti

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