“Filari di luce”: la fotografia racconta lo spirito del Monferrato

8 febbraio – 24 marzo 2019, Aule Didattiche del Museo Palentologico
Palazzo del Michelerio, corso Alfieri 381, Asti

 

Mostra fotografica
Filari di luce
Immagini di Silvano Ghirardo, Alberto Maffiotti, Domenico Rota

 

Promossa dal Parco Paleontologico. A cura del Club per l’Unesco di Vignale Monferrato in collaborazione con Club per l’Unesco di Asti e Centro per l’Unesco di Torino

 

Orario: lunedì-venerdì 11-17; sabato e domenica 11-18; martedì chiuso
Ingressi (Museo Paleontologico + mostra): 3 € interi, 2 € over 65 anni; 1 € ragazzi 6-14 anni

Perché Filari di luce

 

La luce naturale crea emozioni, modifica stati d’animo, infonde energia, crea la vita. Ovunque. Purtroppo nel quotidiano l’illuminazione artificiale ha trasformato il modo in cui il nostro occhio vede e si rapporta con lo spazio che lo circonda.
Ci ha privato della possibilità di percepire l’alternanza delle stagioni e di adattarci. Immergersi nella luce nel Monferrato vuol dire riscoprire i momenti della giornata ed i suo modificarsi nelle stagioni: radiose albe tra l’azzurro del cielo e la nebbia sul fondo valle in primavera ed autunno, tramonti infuocati dove la luce evapora all’apparire delle prime stelle.
La luce disegna profili architettonici tra i filari di vite, tra i boschi e sulle sommità delle colline. Contorni di paesi e villaggi dove campanili e torri di castelli svettano nel cielo solcato da nuvole. La luce si insinua fin nelle profondità delle cavità sotterranee dove si conserva il vino alla luce flebile di candele, altri colori altre ombre. Luci che stimolano i nostri sensi ed arricchiscono il nostro spirito.
Il Monferrato Astigiano ed Alessandrino è dunque un territorio singolare ed unico. Come un’isola, un arcipelago dove picchia il sole, soffia il vento senza ostacoli e la luce è accecante. Un arcipelago del mare lontano dove lo sguardo può spaziare tra le pieghe della terra inseguendo orizzonti lontani, linee perfette e talvolta brutture imperdonabili.
Un paesaggio difficile da decifrare tanto da richiedere una osservazione acuta e una intensa capacità di comprensione. Paesaggio che non ha segreti dalla cima delle colline dove i colori che contornano le colline sono lenzuoli distesi sulla terra gialla, sono chiazze verdi quando rinasce la primavera e rosse quando l’autunno raffresca l’aria.
Il Monferrato rappresenta tra le terre del Piemonte collinare l’area dove meglio si è mantenuto lo spirito del luogo, il “genius loci”, fatto di  antichi gesti , dove gente talvolta brusca e spigolosa ma sempre cortese  è divenuta fiera conservatrice della ruralità dei luoghi che neppure la cultura dei consumi e la tecnologia dilagante e globalizzante sono riusciti a scalfire nell’intimo.
Visitare la mostra permette di immergersi in queste atmosfere e in questi sublimi paesaggi.

Sviluppo della mostra

 

“Filari di luce” è articolata in cinque unità tra loro interconnesse: le vigne, le colline boscate, villaggi le alpi viste dalle colline e Infernot patrimonio dell’Unesco.
La vigna, dall’alba al tramonto, incontra la luce del sole. Il grappolo d’uva è il frutto della luce: luci e colori che si riflettono nel vino, aurore dorate e i rossi tramonti nei calici di vetro. Nella tavolozza della vigna le tonalità del verde primaverile sublimano poco a poco nel giallo autunnale per poi sbiadire nel bianco della neve e del tralcio dormiente. Attorno a tutto questo la fatica dell’uomo, la cui presenza è materica nei piccoli casotti che interrompono le astratte geometrie dei filari.
Le stagioni si alternano e si susseguono senza fine tra le colline boscate contornate dalla cerchia alpina che in certe giornate sembra potersi toccare con un dito. Il silenzioso linguaggio della natura evapora nella nebbia e si eclissa tra le nuvole nel cielo. Giochi di luce e di ombre tra alberi secolari. Colline immerse nella luce, modellate dall’azione dell’uomo che ha imparato ad agire assecondando il corso della natura. Lo spirito dell’osservatore si perde nell’infinita bellezza universale e qui coglie il senso della fragilità umana. Negli elementi semplici della natura e del paesaggio come un albero, una vetta, un campanile… riconosce la via per trovare se stesso.
Le colline sormontate da paesi e borghi, talvolta protagoniste o soggetti da “cartolina”, rendono bene la magia del Monferrato che ci offre scenari e proporzioni che cambiano con il cambiare del punto di vista. Sui colli, borghi e villaggi straordinariamente affascinanti sorvegliano boschi di querce e nocciole e filari di vigne di grignolino e barbera.
Per i vignaioli i campanili sono riferimenti familiari per riconoscere dalla vigna i borghi e le cantine come per i pescatori liguri che in mare osservano da lontano la casa sulle alture.
L’arco alpino visto dalle colline è uno spettacolo ci lascia davvero meravigliati e stupiti. Non capita spesso, mediamente una o due settimane l’anno con maggiore probabilità nei mesi più freddi, dopo che si sono verificate abbondanti piogge o nevicate intense o i forti venti foehn.  Come per incanto il giorno dopo l’atmosfera diventa più pulita e all’alba lascia intravedere, da chilometri e chilometri di distanza quasi contro ogni buonsenso, le vette più alte delle Alpi piemontesi e delle Prealpi e alpi lombarde. Uno spettacolo destinato presto a diventare un ricordo perché purtroppo bastano poche ore a che si  riformi una cappa di pulviscolo e  “smog” sulla pianura, un potente velo, un muro che offusca l’orizzonte.
Ma quando l’aria pulita è la magia del sole che illumina le nevi del Monviso, Cervino e del Monte Rosa, a rendere unico il paesaggio e consentendo allo sguardo di godere di un panorama unico e suggestivo dai punti più alti del nostre colline che dominano con i belvederi, autentici balconi naturali, la Pianura Padana affacciandosi sull’arco Alpino ed Appenninico. Uno sguardo a 360 gradi che permette di assistere a quello che sembra un vero e proprio prodigio: la maestosità della natura, la grandezza della nostra terra, la bellezza stessa del sorprendente panorama, ci portano così quasi inconsciamente a riflettere sulle cose buone e belle della vita, ringraziando della fortuna di poterle ammirare.
In ultimo lo sguardo discende nelle viscere della terra per ammirare gli infernot. Cantine scavate a mano nella roccia sedimentaria in tempi antichi quando era necessario un rifugio per nascondere e conservare il vino più buono. Da angolo segreto a patrimonio dell’Unesco nel 2014  all’interno del 50° sito italiano Langhe – Roero e Monferrato.

23 febbraio, Museo Paleontologico, ore 9-13
Convegno
Ri-conosci l’Unesco

 

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