5 motivi per visitare la Riserva Naturale della Val Sarmassa

1) la valenza paleontologica –  la morfologia e la composizione geologica della riserva ci aiutano  a capire, l’evoluzione dell’ambiente attraverso le ere e i  milleni. Le testimonianze della presenza del mare padano che durante il pliocene (5,4 – 1,8 milioni di anni fa ) estendosi dall’Adriatico lambiva i rilievi delle Alpi, occupando buona parte del Piemonte centrale , sono costituite dai numerosissimi resti fossili degli organismi che abitavano l’antico bacino. Nelle sabbie gialle che costituiscono il corpo delle colline della riserva i fossili più caratteristici sono le conchiglie dei molluschi. Questi reperti ben visibili in consistenti stratificazioni  negli affioramenti attrezzati della Valle Crosio, risultano un riferimento fondamentale non solo per l’appassionato di paleontologia, ma anche per il visitatore che ha modo di scoprire il fascino della paleontologia e le origini marine di un territorio, caratterizzato, oggi, da  ondulati rilievi e rinomate terre del vino.

 

2) una flora che sa di mare. In Val Sarmassa i raggi del sole riescono ancora a “snidare” e a riscaldare colonie di cisto femmina e  di orchidee come la Barlia,  entità botaniche termofile di assoluto interesse, entrambe caratteristiche della macchia  mediterranea

 

3) intreccio di storia e natura – le vigne vecchie e i casotti – nella riserva accanto al bosco i vigneti storici si “aggrappano”  a balze sabbiose neanche protetti da terrazzamenti. E’ l’immagine di una tradizione secolare, di una viticoltura eroica che esclude quasi del tutto la meccanizzazione ed esprime con schiettezza l’anima ed il carattere di un territorio. Lungo i sentieri della riserva si intravvede il volto della macchia monferrina la quale presenta reperti di archeologia rurale come le siepi di biancospino, prugnolo e  rosmarino: bordure che difendevano, un tempo, la vigna. Piante infestanti ricoprono barili di cemento, ruderi di casotti e di cisterne, mentre sul ciliegio selvatico s’arrampica ancora la vite, che non vuole morire, per ricordare secoli di lavoro contadino.

 

4) il paesaggio:  colline coperte di boschi che si alternano a prati, campi e vigneti, suggestivi scorci ed un ricco patrimonio di biodiversità – un angolo di Monferrato recentemente iscritto dall’Unesco nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità

 

5) la carta d’identità gastronomica: asparagi, cardi, tartufi e vini sono i punti cardinali di un’economia contadina che da tempo ha scelto la strada della qualità per offrire il meglio della produzione locale