Una sera a osservare conchiglie in Valle Botto con l’uomo di Neanderthal


Una sera a osservare conchiglie in Valle Botto con l’uomo di Neanderthal

Sabato 13 luglio escursione nel bosco con ritorno alle origini

Registrano sviluppi di importanza internazionale gli studi sulle balene fossili (tre milioni di anni) del Museo Paleontologico astigiano. Tersilla, la balenottera ritrovata nel 1993 a San Marzanotto, ha riservato finora le sorprese più significative: è un olotipo, appartiene cioè a un genere e a una specie nuovi.
A queste conclusioni è pervenuto Michelangelo Bisconti, il ricercatore senese che, da gennaio, analizza gli esemplari custoditi a Palazzo del Michelerio mettendoli a confronto con altri reperti, conservati in musei italiani e stranieri, per giungere alla loro classificazione.
“Gli studi, fonte di grande soddisfazione per il nostro ente – spiega Gianfranco Miroglio, presidente del Parco Paleontologico Astigiano – sono resi possibili da un lato dal rientro ad Asti di un considerevole numero di reperti fossili provenienti da Torino (Museo Regionale di Scienze Naturali) e dall’altro dalla borsa di studio, attribuita dal Dipartimento di Scienza della Terra dell’Università di Torino col sostegno della Fondazione CRT, che sosterrà per un anno le ricerche di Bisconti. Si conferma dunque di valore il progetto del Parco di far nascere ad Asti il Centro Studi Cetacei Fossili piemontese”.
Per dare un nome scientifico al genere e alla specie di Tersilla si attende la pubblicazione, su una rivista internazionale, dello studio dell’esperto toscano.
Rilevanti indicazioni anche per la Viglianottera, riemersa dalle terre di Vigliano nel 1959. “Lo studio preliminare – conferma Bisconti – ha evidenziato l’appartenenza di questo reperto a un genere noto di balenotteridi fossili, anche se alcune evidenze suggeriscono che debba trattarsi di una nuova specie”.
La terra astigiana continua a sorprendere non solo per la quantità di ritrovamenti, ma anche per l’eccezionale origine degli esemplari vissuti nel Mare Padano. “Siamo davvero fortunati – la sottolineatura di Piero Damarco, paleontologo e conservatore del museo ospitato al Michelerio – Trovare specie nuove è sempre più difficile nell’ambito dei cetacei fossili, eppure nell’Astigiano continuano ad accadere fatti eccezionali, probabilmente per l’accentuata biodiversità di questi mammiferi che poteva vantare l’antico Mare Padano”.
In corso, infine, lo studio sulle balenottere di Chiusano (a cui il paese della Val Rilate ha recentemente attribuito il nome di Marcellina), Montafia e Bagnasco di Montafia (queste ultime due tra i 145 reperti arrivati da Torino ad aprile). Per giungere alla designazione tassonomica, i tre esemplari sono stati messi a confronto, grazie alla collaborazione del Museo di storia naturale di San Diego, con i reperti facenti parte delle collezioni paleontologiche della California, oltre che della Florida e, per stare in Italia, dei musei di Bologna e Firenze. I primi risultati dell’analisi anatomica dei reperti astigiani ha evidenziato, in particolare, l’ottimo stato di conservazione dello scheletro parziale, comprensivo del cranio completo, della balena di Montafia. Un solco di ricerca da cui potrebbero scaturire altri significativi risultati.

Nelle foto: La Viglianottera, a sinistra, e Tersilla al Museo Paleontologico di Asti; Bisconti e Damarco con una scapola di balenottera